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INPS, reversibilità e invalidità

Genti.ssimo avvocato, Sono un disabile con invalidità al 100% e indennità di accompagnamento. I miei genitori erano separati e la mia posizione risulta a carico di mia madre anche se ho iniziato da poco la convivenza con la mia compagna. L’anno scorso è venuto a mancare mio padre e sia mia madre che io abbiamo fatto richiesta della pensione di reversibilità. La reversibilità è stata concessa ad entrambi, in virtù del fatto che mio padre per accordi di separazione doveva dare un assegno di mantenimento a entrambi. L’inps tuttavia accredita questa pensione di reversibilità in modo “cumulato”. Tutte le quote vengono unite e al netto delle trattenute liquidate sul conto di mia madre in aggiunta alla sua pensione. E’ normale che l’inps liquidi la mia pensione di reversibilità sul conto di mia madre? La cosa ci crea molta confusione poiché non sappiamo qual’è la sua parte e qual’è la mia. Anche gli arretrati sono giunti cumulati sul suo conto. La mia pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento vengono liquidate direttamente sul mio conto corrente. Come mai la mia pensione di reversibilità viene liquidata  con la pensione di mia madre (ed è cumulata con i suoi redditi, un affitto ecc) sul suo conto? Abbiamo commesso qualche errore nella presentazione della domanda? 

Buonasera, dopo un’attenta lettura del suo blog non sono riuscito a capire una cosa in merito alla pensione di reversibilità,  le premetto:  sono un ragazzo di 24 anni iscritto all’università, non fuori corso, percepisco una pensione di reversibilità a causa della morte di mia madre, (padre risposato) affitto la mia seconda casa con contratti turistici non registrati poiché inferiori ai 30 giorni, per un guadagno complessivo di circa 9000 euro all’anno. Questo tipo di affitto può in qualche maniera intaccare la mia pensione? ad esempio riducendola o estirpandola completamente? La pensione ammonta a circa 13 000 l’anno. Grazie mille per l’attenzione, se mi potesse allegare un link di un documento o legge che ne parla le sarei molto grato, Le auguro buona serata, 

Pubblico queste due domande assieme poichè la risposta è la medesima.

Francamente non so rispondere alla vostre domande ma le pubblico ugualmente nella speranza che qualche lettore possa aiutarvi.

Queste sono domande da porre ad un commercialista, consulente del lavoro, un sindacato, un caf, … In qualità di avvocato io non mi occupo di queste cose, se non quando il diritto viene ingiustamente negato.

In bocca al lupo.

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Assegno di mantenimento e assegno una tantum

Egregio Avvocato, innanzitutto la ringrazio per il suo blog messo nella disponibilita’ delle persone per dei chiarimenti, io sono separato consensualmente dal XXX, al momento della sentenza rilasciavo come da accordi non molto di buon cuore, un assegno una tantum di 25.000 euro senza piu’ nulla a pretendere, piu’ un assegno mensile di 50 euro senza rivalutazione da pagare ogni sei mesi, in omologa e scritto per mantenimento, ma in sede legale al mio Avvocato dalla mia ex moglie e stato detto che era in caso di mio decesso per la reversibilita’ della pensione. Leggendo vari post purtroppo anche contradditori tra loro, la mia domanda e questa: avendo la mia ex percepito in sede di separazione consensuale un assegno una tantum, puo’ ancora chiedere il Tfr, e la pensione di reversibilita’ , alla data del divorzio? E cosa dovrei fare in caso di altre sue richieste? Ringraziandola della sua risposta e della sua disponibilita’ le porgo distinti saluti.

Purtroppo, la risposta non è così semplice.

L’accordo che avete fatto è un mix tra mantenimento (50€ al mese) e una tantum (assegno di 25.000€).

Francamente, la cosa andrebbe studiata attentamente alla luce del verbale di separazione (bisogna vedere come avete impostato la questione) e di sentenze giurisprudenziali su casi simili.

Se tu non versassi il mantenimento, tua moglie non avrebbe diritto al tfr e alla reversibilità (anche se ci sono altre valutazioni da fare in merito alla reversibilità), ma con l’accordo che avete raggiunto bisogna studiare la questione documenti alla mano.

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Posso lasciare in eredità la pensione di reversibilità?

Gentile avvocato, mia madre è titolare di una pensione di reversibilità e vive con mia sorella che ha un bambino di tre anni. Vorrei sapere se, alla sua morte, mia madre può lasciare la pensione di reversibilità a suo nipote. Quali requisiti servono? Invalidità del bambino (che percentuale)? Nel frattempo il bambino deve essere stato a carico della nonna? E’ possibile anche se la madre lavora? Cordiali saluti,

La pensione di reversibilità è un’erogazione da parte dello Stato a favore de famigliari del beneficiario non un bene personale del de cuius: si può disporre per testamento solamente dei beni di cui una persona è proprietario.

Per le altre domande, ti rimando all’apposita pagina INPS.

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Mantenimento e reversibilità

Gentile Dottoressa, sono una donna di 48 anni e sto per fare una separazione consensuale da mio marito di 51. La nostra è una scelta reciproca e siamo rimasti anche in ottimi rapporti. Lui vorrebbe darmi dei soldi mensilmente a titolo di mantenimento ma io per una questione di orgoglio personale (non avendo figli) vorrei rinunciare a questo denaro. Mi sorge però un dubbio e cioè se rinuncio ad un assegno di mantenimento (anche simbolico) un domani potrei vedermi negato il diritto alla pensione di reversibilità? Cosa mi suggerisce di fare? Sarebbe possibile chiedere un mantenimento simbolico di 20 euro mensili solo per rispettare questa formalità?

La pensione di reversibilità è un trattamento pensionistico che spetta a determinati soggetti indicati dall’INPS.

Spetta al coniuge (anche se legalmente separato) e al coniuge divorziato purchè titolare di un assegno di mantenimento e purchè non abbia contratto un nuovo matrimonio.

A seguito della sola separazione non è necessaria la previsione di un assegno di mantenimento, mentre questo è necessario che ci sia in caso di divorzio per avere diritto alla prestazione. Per completezza, ti dico che se la separazione è con addebito, chi è la causa della separazione non ha diritto alla pensione di reversibilità, salvo che non abbia diritto ad un assegno alimentare/di mantenimento.

Ne consegue che in sede di separazione tu puoi rinunciare all’assegno di mantenimento ed eventualmente richiederlo in caso di divorzio. Inoltre, potrete anche decidere di non divorziare mai con la conseguenza che non sarà necessario alcun assegno di mantenimento.

In ogni caso, ti consiglio di valutare tutti questi aspetti con il legale che sta seguendo la vostra separazione.

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Pensione di reversibilità tra moglie, ex moglie e figlia studentessa alla luce della legge 111/2011

– Articolo già pubblicata in data 28.09.2011 –

Gent.ma Avv. Sammarchi, Le scrivo per avere chiarezza su alcuni dubbi. I miei genitori si sono separati con sentenza nel 2008, papà passa un assegno mensile solo a mia sorella. Preciso che è pensionato statale da tanti anni. L’attuale compagna di papà, più giovane di lui di una dozzina d’anni, si è separata sicuramente dopo, presumo tra il 2009 e il 2010, ed è casalinga. Ha lavorato un po’ solo dopo la separazione. Ma credo che attualmente sia di nuovo casalinga. So che percepisce un assegno per almeno una delle figlie da parte del marito, non so se qualcosa anche per lei, ed è assegnatrice della casa coniugale perché le figlie non sono indipendenti. Se i miei genitori divorziassero senza modifiche alla sentenza di separazione, la compagna di papà pure divorziasse. Mettiamo che si sposino e papà venisse a mancare, la seconda moglie avrebbe diritto alla reversibilità della pensione? Per quanti anni? Mia sorella non avrebbe nulla da chiedere? Grazie per l’opportunità che offre con il Suo blog!

Innazitutto grazie per i complimenti ma diamoci del tu, per piacere!

Prima di rispondere alle tue domande vorrei fare qualche premessa.

La reversibilità è la pensione che, alla morte del pensionato, spetta ai componenti del suo nucleo familiare. Tale prestazione varia in funzione del numero dei beneficiari e, dopo la legge numero 335 dell’8 agosto 1995, anche del reddito posseduto dagli stessi.

Tale pensione spetta:

  • al coniuge, anche se separato o divorziato a condizione che benefici di un assegno di mantenimento e non si sia risposato;
  •  ai figli (legittimi, adottivi, naturali) che alla data della morte del genitore siano minori, studenti (fino a 26 anni se universitari) o inabili e a suo carico. In particolare, ritengo utile precisare che i figli aventi diritto al trattamento sono i minorenni, gli studenti fra i 18 e i 21 anni, a carico dello scomparso, che non prestano attività lavorativa, gli universitari per la durata del corso legale di studi (comunque non oltre i 26 anni), sempre a patto che non svolgano attività lavorativa e fossero a carico del genitore. Il diritto spetta anche ai figli inabili con grave infermità fisica o mentale tale da non consentire lo svolgimento di un’attività lavorativa;
  •  ai nipoti minori che erano a carico del parente defunto;
  •  in mancanza di coniuge, ex coniuge, figli ovvero nipoti, la reversibilità spetta nell’ordine ai genitori (se hanno più di 65 anni al momento del decesso del figlio, se a carico dello stesso e se non percepiscono altra pensione), a fratelli e sorelle (se a carico del defunto o inabili, non coniugati e non titolari di altre pensioni).

La percentuale che spetta, indicativamente, a ciascun avente diritto è la seguente:

  • 60% al coniuge;
  • 70% al figlio (se non vi sono altri beneficiari);
  • 20% a ciascun figlio (se c’è anche il coniuge);
  • 40% a ciascun figlio (se sono solo i figli ad averne diritto);
  • 15% a ciascun genitore, fratello o sorella.

In ogni caso, la somma delle quote non può superare il 100% della pensione spettante al lavoratore.

La legge sul divorzio n. 898/1970, all’art. 9, commi 2 e 3, ha stabilito che la pensione di reversibilità deve essere attribuita sia al coniuge superstite sia all’ex coniuge in concorso tra loro.

Tuttavia, è bene precisare che l’ex coniuge gode del trattamento di reversibilità solo ed esclusivamente nel caso in cui benefici di un assegno di mantenimento indipendentemente dall’importo di tale assegno. Tuttavia, l’ex moglie che non percepisce assegno di mantenimento, nel caso in cui si trovi in stato di bisogno, può fare domanda all’inps per ottenere una quota della pensione di reversibilità in concorso con la moglie.

Secondo il comma 3 dell’art. 9, la pensione dev’essere divisa tra la moglie e l’ex moglie tenendo conto esclusivamente della durata dei due matrimoni.

Questo criterio creava una grande disparità di trattamente nel caso in cui il secondo matrimonio fosse stato preceduto da una lunga convivenza, come spesso accade, che non veniva considerata nella calcolo per la divisione della pensione. A questo proposito è intervenuta la Corte Costituzionale chiarendo che la durata dei due matrimoni, pur essendo un elemento indispensabile, non può essere l’unico ma va integrato con tutti gli altri elementi a disposizione. Sulla scia di questo orientamento si è pronunciata anche la Corte di Cassazione (sent. 2471/2003) stabilendo quindi che anche il periodo di convivenza pre-matrimoniale deve essere considerato per procedere alla divisione tra coniuge ed ex coniuge della pensione di reversibilità.

Il diritto alla prestazione spetta indipendentemente dalle sorti della qualifica di erede. In caso di decesso di persona già in pensione, la reversibilità spetta in ogni caso, mentre in caso di persona che ancora lavora, il diritto spetta se il defunto aveva 15 anni di contributi in tutta la sua vita lavorativa o almeno 5 anni, di cui 3 nell’ultimo quinquennio.

A questo punto, merita un cenno la recentissima legge 111/2011.

Per le pensioni decorrenti dal 1 gennaio 2012, l’importo dell’assegno mensile viene decurtato nei casi di pensionati deceduti che, in tarda età, avevano sposato persone decisamente più giovani. La norma è stata introdotta dalla Legge n. 111 del 2011, per contrastare il fenomeno delle badanti che, per convenienza, sposano il proprio assistito.

L’aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti viene ridotta in caso in cui l’assistito abbia contratto il matrimonio dopo i 70 anni d’età e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a 20 anni. La riduzione è del 10 per cento per ciascun anno di matrimonio mancante rispetto al numero di 10. In caso di frazione di anno, la riduzione percentuale è determinata in proporzione. Tale disposizione non si applica nei casi di presenza di figli di minore età, studenti, o inabili. Resta fermo il regime di cumulabilità.

Fatte queste doverose premesse, ora cercherò di rispondere, per quanto posso, alle tue domande.

Nel caso in cui tuo papà contragga un secondo matrimonio, la seconda moglie avrà diritto alla pensione di reversibilità (fatti salvi i limiti di cui alla legge 111/2011) vita natural durante. Resta inteso che l’attuale compagna di tuo papà, perderà il diritto all’assegno di mantenimento per lei (nel caso in cui lo percepisca). Tua mamma potrebbe aver diritto a parte del trattamento di reversibilità solo nel caso in cui in sede di divorzio chieda un assegno per lei.

Tua sorella potrebbe aver diritto a parte del trattamento pensionistico di tuo papà, se al momento del suo decesso lei è ancora studentessa universitaria di età non superiore a 26 anni.

Se vuoi ulteriori chiarimenti lascia un commento qui sotto.

– Il presente articolo è già stato pubblicato in data 28.09.2011 e viene oggi ripubblicato. 

Tuttavia, da allora non ha subito modifiche e non si garantisce della sua attualità rispetto alle leggi attuali

Per avere maggiori informazioni sul tema trattato dal post e sulla sua attualità lasciate un commento qui sotto –

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Ancora dubbi sul mantenimento

Gentile avvocato, le scrivo nel tentativo di ricevere chiarimento su una questione controversa. La situazione è la seguente: siamo 2 ragazze di 23 e 20 anni, studentesse fuori sede e attualmente a carico di un solo genitore essendo nostra madre deceduta diversi anni fa. Fino ad ora nostro padre ha provveduto a mantenerci fuori casa e ci ha sostenuto rispetto agli studi universitari (tutt’ora in corso e portati avanti rientrando perfettamente nei tempi e con il massimo dei risultati). Aggiungo che lui percepisce il 100% della pensione di reversibilità tenendo in ogni caso fuori noi da qualsiasi possibilità di gestione autonoma delle risorse disponibili. Il problema si è creato recentemente in relazione alla vendita di una proprietà immobile intestata da nostra madre interamente a nome mio e di mia sorella prima della sua morte. La vendita di questa proprietà comporterà un’entrata economica considerevole sulla quale nostro padre vorrebbe avere totale gestione. In reazione al nostro rifiuto di accreditare a lui l’intera somma che acquisiremo ha interrotto il pagamento delle tasse universitarie, dell’affitto ed anche l’invio di un minimo assegno di mantenimento che fin qui ci garantiva. Premetto per maggiore completezza che, al di là delle spese fisse relative all’affitto (di un’unica stanza) e alle tasse universitarie, la somma che ci veniva corrisposta ogni mese era minima e rendeva  difficile mantenere un tenore di vita  dignitoso. Questo avveniva nonostante l’alto reddito di nostro padre cui va aggiunta la pensione di reversibilità anch’essa elevata. La domanda è questa: come è possibile, vista l’impossibilità di arrivare dialetticamente ad un accordo a meno di non accordargli la gestione dell’intera somma che andremo ad acquisire (somma che verrebbe spesa per soddisfare suoi capricci personali e finirebbe per dissolversi nel giro di poco tempo annullando per noi la funzione di garanzia rispetto al futuro che ora potrebbe avere) fare in modo che lui continui a garantirci quel minimo mantenimento che fino a poco tempo fa avevamo? Ha il dovere di corrisponderci un assegno di mantenimento fino a che non avremo un’occupazione stabile nonostante l’entrata economica che avremo in relazione alla vendita dell’immobile? Oltre un eventuale suo assegno di mantenimento potrebbe spettarci una quota della pensione di reversibilità di nostra madre che lui percepisce? La ringrazio per l’attenzione

La pensione di reversibilità è la quota parte della pensione complessiva che spetta ad uno dei due coniugi al sopraggiungere della morte dell’altro.

La pensione di reversibilità spetta altresì ai figli che alla data del decesso siano minori, studenti che non svolgano attività lavorativa (fino ai 26 anni se studenti universitari) ovvero inabili indipendentemente dall’età.

Pertanto, se rispettate i requisiti potrete ottenere sicuramente una quota della pensione di reversibilità di vostra madre. E’ da capire se l’INPS liquida la vostra quota a vostro padre ovvero se non l’ha mai liquidata e quindi dovrete farne domanda.

I genitori hanno il diritto e dovere di mantenere i figli fintanto che questi non abbiano raggiunto l’indipendenza economica . I figli, dal canto loro, hanno l’obbligo di studiare con profitto e attivarsi per trovare una occupazione.

La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 1392 del 2003, ha statuito che anche i figli maggiorenni proprietari di immobili dai quali possono ricavare importanti “affitti”, ma che non lavorano, hanno comunque diritto a percepire, da parte del genitore non affidatario, l’assegno di mantenimento – rappresentato dalle spese relative ai loro bisogni tutti sia prettamente alimentari che non -.

Alla luce di questa sentenza si potrebbe ritenere che vostro padre sarà comunque tenuto a corrispondervi un assegno di mantenimento.

Naturalmente, nel caso in cui lui smetta di corrisponderlo, dovrete rivolgervi ad un avvocato che avvierà delle trattative stragiudiziale e, se lo riterrete opportuno, tutelerà i vostri diritti giudizialmente.

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Reversibilità tra prima e seconda moglie

Buongiorno Avv., ho letto alcuni casi di cui ha trattato in merito all’argomento in oggetto, pertanto vorrei chiederle un consiglio in merito alla mia situazione: convivo da 5 anni di cui 3 siamo anche nello stesso stato di famiglia, siamo entrambi divorziati, io da 1 anno ed il mio compagno da 1 mese, entrambi non abbiamo avuto figli dai nostri precedenti matrimonio e per il momento neanche dalla nostra convivenza, il mio ex marito non mi passa alimenti, l’ex moglie del mio compagno non riceve alimenti, il matrimonio del mio compagno è durato 7 anni (fino alla data della separazione), abbiamo rispettivamente io 39 anni ed il mio compagno 46. Quello che vorrei sapere lei mi consiglia di sposarci al più presto? Se non ci dovessimo sposare che diritti avremmo io e l’ex moglie di ricevere la pensione di reversibilità? Se invece ci sposassimo subito, ipotizzando un matrimonio di almeno cinque anni, che diritti avremmo a quel punto io e l’ex moglie? La ringrazio della sua attenzione. Cordiali saluti

La decisione di contrarre o meno matrimonio è una decisione personalissima su cui preferisco non entrare.

Farò, pertanto, solo delle considerazioni generali sulla pensione di reversibilità.

La pensione di reversibilità è la quota parte della pensione complessiva che spetta ad uno dei due coniugi al sopraggiungere della morte dell’altro. Presupposto, quindi, per averne diritto è la qualifica di coniuge.

Al coniuge divorziato spetta una quota della pensione di reversibilità solamente nel caso in cui percepisca un assegno divorzile.

In linea di massima, non esiste un minimo di durata di matrimonio per poter aver diritto alla pensione di reversibilità. Tuttavia, nel dicembre 2011, è stata emanata la cosiddetta “legge anti badanti” (entrata in vigore il giorno 01.12.2012) che pone alcuni vincoli alla pensione la quale viene emanata solo in parte se:

  • il titolare della pensione si sia sposato dopo il compimento dei 70 anni
  • la differenza tra coniugi sia superiore ai 20 anni
  • i due sono sposati da meno di 10 anni

La pensione di reversibilità viene corrisposta del 10% in meno per ogni anno di matrimonio che manca ai 10 anni.

Ti consiglio anche la lettura di questi posts e in caso di ulteriori dubbi puoi lasciare dei commenti qui sotto.

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Pensione di reversibilità tra figli e (quasi ex) moglie

Buon giorno.  Mi chiamo Sabrina e sono mamma di tre figli. La bimba più piccola l’ho avuto da il mio compagno 2 anni fa ma purtroppo il 21 luglio 2012 è morto di cancro. Lui era legalmente separato ma il divorzio non è riuscito a ottenerlo perché non trovava accordi con la controparte. Ho fatto richiesta di pensione di reversibilità ma la piccola otterrà solo il 25% della pensione del padre, il restante lo avrà la ex coniuge che è senza figli, lavora in nero e abita nella casa coniugale. So che la percentuale è calcolata in base a una tabella, come sotto riportata,  ma non trovo giusto che mia figlia debba sopravvivere con cosi poco denaro. Quando era in vita il padre, la piccola era mantenuta nella  maggior parte da lui, io ho un lavoro di 5 ore. La sua ex di mantenimento percepiva 200 euro. Ora le parti si sono invertite , la minore deve vivere con 300 euro mentre la ex avrà 800 euro. 

RICHIEDENTE PERCENTUALE 
della pensione spettante al deceduto (*)
Solo il coniuge 60 %
Solo un figlio 70 %
Coniuge e un figlio 80 %
Due figli

Potete anche notare che sulla tabella c’è messo che in caso di solo figlio la percentuale è del 70%. Quindi se un minore è fortunato, perché non ci sono ex mogli può vivere bene, se è sfortunato e ci sono ex mogli allora deve fare la fame. Dovrebbero valutate caso per caso le nostre vite non sono tabelle. Un tempo c’erano famiglie unite e allora avevano senso queste tabelle, perché il 60% che prendeva la madre serviva anche per mantenere il figlio, ora ci sono moltissimi casi come il mio e non trovo giusto che a rimetterci sia un minore. Sarebbe giusto almeno avere il 40%. Si può intentate tentare una domanda di incostituzionalità della norma? Grazie per l’attenzione

Il tuo compagno avrebbe ben potuto iniziare una causa di divorzio giudiziale con la moglie ed ottenere così il divorzio (anche con una sentenza parziale).

Tuttavia, bisogna tenere presente che in caso di assegno divorzile, l’ex coniuge ha comunque diritto ad uno quota della pensione di reversibilità.

Quanto alla possibilità di ottenere l’incostituzionalità della norma francamente la vedo difficile: il nostro ordimento prevede che fino alla pronuncia di divorzio, in capo ai coniugi rimangono dei diritti e dei doveri.

Inoltre, vengono forniti gli strumenti necessari per poter ottenere il divorzio anche nel caso in cui un coniuge “non voglia concederlo”.

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Ancora sulla pensione di reversibilità

Sono pensionato con 1000 euro al mese, facilmente vivo ancora pochi mesi, se sposo la mia amica, non convivente, potrà avere la pensione di reversibilità? In quale percentuale se anche lei è pensionata con 1200 euro al mese? Ho una figlia di 48 anni che vive e lavora fuori città. La mia amica vive in un alloggio di mia figlia e a lei paga l’affitto con regolare contratto

A mio avviso sì: la Tua compagna – in caso di nozze – dovrebbe avere diritto alla pensione di reversibilità in quanto non si parla mai di durata del matrimonio.

Tuttavia, bisogna tenere presente le disposizioni della recentissima legge 111/2011.

Per le pensioni decorrenti dal 1 gennaio 2012, l’importo dell’assegno mensile viene decurtato nei casi di pensionati deceduti che, in tarda età, avevano sposato persone decisamente più giovani. La norma è stata introdotta dalla Legge n. 111 del 2011, per contrastare il fenomeno delle badanti che, per convenienza, sposano il proprio assistito.

L’aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti viene ridotta in caso in cui l’assistito abbia contratto il matrimonio dopo i 70 anni d’età e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a 20 anni. La riduzione è del 10 per cento per ciascun anno di matrimonio mancante rispetto al numero di 10. In caso di frazione di anno, la riduzione percentuale è determinata in proporzione. Tale disposizione non si applica nei casi di presenza di figli di minore età, studenti, o inabili. Resta fermo il regime di cumulabilità.

In ogni caso, Tua figlia non può vantare alcun diritto sulla Tua pensione di reversibilità.

Ti rimando alla pagina INPS dove è spiegato tutto.

Per altre informazioni Ti consiglio di leggere i miei post in merito.

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Dubbi sulla pensione di reversibilità

Egregio avvocato, la mia richiesta e semplice, mia madre muore il XXX con pensione di commerciante e accompagnamento, mio padre, ancore vivente, anch’egli titolare di pensione da commerciante. mio padre ha diritto alla reversibilità? Grazie

La pensione di reversibilità è la quota parte della pensione complessiva che spetta al coniuge superstite alla morte dell’altro coniuge.

A mio avviso non dovrebbero esserci impedimenti per tuo papà ad ottenere la pensione di reversibilità di tua mamma.

Per ulteriori approfondimenti ti rimando alla relativa pagina dell’INPS che si trova qui.

 

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