Archivi tag: Art. 147 cod. civ.

Devo mantenere io la figlia del mio compagno?

Egregio avvocato, la contatto per un dubbio che mi assilla e, siccome ho poca fiducia nel mio attuale avvocato, desidererei qualche delucidazione in merito. Attualmente sto con un ragazzo che ha una figlia da un precedente matrimonio ma ha dovuto cessare di dare gli alimenti a causa della perdita del lavoro e della totale nullatenenza in cui versa. Abbiamo avuto un bambino insieme e io mi occupo interamente di tutte le spese. Volevo sapere una cosa: in caso di matrimonio col mio compagno (se non riuscisse a trovare, a causa della crisi, alcun tipo di impiego) sarei tenuta mantenere la bambina del precedente matrimonio? La madre potrebbe rifarsi sul mio stipendio, i miei beni o eventuali eredità (sempre dal mio lato familiare) nel caso di comunione dei beni? E nel caso di separazione dei beni? Mi scuso per quella che può sembrare una domanda un po’ egoistica ma, siccome la donna in questione ha un buon tenore di vita e ha iniziato a chiedere soldi solo quando ha saputo che ero incinta, vorrei tutelarmi al massimo nel caso tutti i curriculum inviati dal mio compagno e l’iscrizione presso il centro per l’impiego non sortissero effetti prima del nostro matrimonio. Ha anche minacciato di rifarsi sui nonni paterni, che hanno una misera pensione di 800 euro scarsi a testa. Questa minaccia può avere fondamento? La ringrazio per l’attenzione accordatami.

Preliminarmente, mi preme dirti che se hai poca fiducia nel tuo attuale legale ti conviene cambiarlo al più presto: il rapporto avvocato/cliente si fonda sulla fiducia e se questa viene a mancare meglio revocare il mandato immediatamente.

L’art. 147 cod. civ. stabilisce che “Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi, l’obbligo di mantenere, istruire e educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.“. La giurisprudenza ha poi precisato che la disoccupazione di uno dei genitori non è condizioni sufficiente per non pagare il mantenimento in quanto non si deve tenere conto del reale reddito percepito ma della capacità di produrre reddito (Cassazione civile, sentenza 10.07.2010 n. 16551; Tribunale di Mantova sentenza del 02.02.2010).

L’art. 570 cod. pen. punisce “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori, o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da lire duecentomila a due milioni. // Le dette pene si applicano congiuntamente a chi: // 1) malversa o dilapida i beni del figlio minore  o del pupillo o del coniuge; // 2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore , ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti  o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa. // Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma. // Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto è preveduto come più grave reato da un’altra disposizione di legge.”.

Pertanto, il tuo compagno, non versando il mantenimento per i figli potrebbe essere punito ai sensi e per gli effetti dell’art. 570 cod. pen..

I nonni paterni potrebbero essere chiamati a sostituirsi al figlio nel mantenimento a favore dei nipoti ai sensi dell’art. 148 cod. civ. che stabilisce che “I coniugi devono adempiere l’obbligazione prevista nell’articolo precedente in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti legittimi o naturali, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. // In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l’inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell’obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all’altro coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole. // Il decreto, notificato agli interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo, ma le parti ed il terzo debitore, possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica. // L’opposizione è regolata dalle norme relative all’opposizione al decreto di ingiunzione, in quanto applicabili. // Le parti ed il terzo debitore possono sempre chiedere, con le forme del processo ordinario, la modificazione e la revoca del provvedimento.“.

Poco importa che la madre in effetti non abbia necessità dei soldi del padre, il padre è sempre e comunque tenuto al mantenimento dei figli e, qualora non possa, subentrano i nonni.

Per quanto concerne la tua posizione, sicuramente se acquistate dei beni insieme (anche se non siete sposati) questi potrebbero essere pignorati a meno che tu non dimostri che sono di tua esclusiva proprietà (la fattura intestata esclusivamente a te non è sufficiente in quanto è notorio che possano essere fatte fatture anche a chi di fatto non paga il bene). Considera che vivendo insieme, si presume che gli oggetti presenti all’interno della casa siano di proprietà di entrambi per cui potrebbero essere pignorati per far valere il diritto alimentare della figlia avuta dal primo matrimonio.

Lascia un commento

Archiviato in Art. 570 cod. pen., Covivenza, Famiglia, Figli, Mantenimento, Separazione e divorzio