Problemi famigliari

Salve, vorrei porre un quesito in materia di diritto di famiglia. Ho due amici (fratelli) nati prima del 1975 da una relazione extra coniugale (entrambi i genitori sposati). Loro non portano il cognome del loro padre naturale, ma del marito della loro madre (con il quale non hanno mai avuto nessun tipo di rapporto). La madre da piccoli li ha abbandonati e loro sono cresciuti con il loro padre naturale. Quando il mio amico aveva 13 anni e la sorella era già maggiorenne, il padre naturale è venuto a mancare e loro sono cresciuti da soli. Adesso, dopo trent’anni la madre si è rifatta viva, avendo ogni tanto contatti con la sorella del mio amico. Da qualche settimana, la madre si è ammalata e loro temono che, date le condizioni di indigenza della donna, siano obbligati a mantenerla ed assisterla. Loro non hanno intenzione di farlo. Sono obbligati ad assisterla anche se lei li ha abbandonati? E se si rifiutassero a cosa andrebbero incontro? Inoltre, il mio amico non è sposato e non ha figli. Se dovesse venire a mancare a chi andrebbero i suoi beni? Le dico che il padre naturale è morto (e ha dei figli avuti con la sua moglie), la madre dei miei amici è ancora viva ( e vive in una casa in affitto con delle amiche) e il marito della madre è ancora vivo e ha dei figli (che non  sono fratelli dei miei amici). C’è la possibilità che i suoi beni possano andare in futuro anche ai figli del padre naturale e ai figli del marito di sua madre? Chiedo scusa in anticipo se è stata fatta qualche confusione e nell’attesa di una sua  cortese riposta, porgo i miei più cordiali saluti.

Il quesito è abbastanza confusionario e soprattutto ci sono aspetti diversissimi: mi è impossibile rispondere in maniera chiara a tutto quindi cercherò di darti qualche indicazione di massima.

Le persone indigenti hanno diritto agli alimenti. Gli alimenti si differenziano dal mantenimento in quanto gli alimenti si riferiscono al necessario per vivere, mentre il mantenimento è inteso in un’accezione più ampia. Infatti, ai sensi dell’art. 438 cod. civ. “Gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in istato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento. // Essi devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli. Non devono tuttavia superare quanto sia necessario per la vita dell’alimentando, avuto però riguardo alla sua posizione sociale. // Il donatario non è tenuto oltre il valore della donazione tuttora esistente nel suo patrimonio“.

Ai sensi dell’art. 433 cod. civ., sono tenuti agli alimenti (nell’ordine):

1) il coniuge;

2) i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;

3) i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti;

4) i generi e le nuore;

5) il suocero e la suocera;

6) i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali.

L’art. 441 specifica che “Se più persone sono obbligate nello stesso grado alla prestazione degli alimenti, tutte devono concorrere alla prestazione stessa, ciascuna in proporzione delle proprie condizioni economiche. // Se le persone chiamate in grado anteriore alla prestazione non sono in condizioni di sopportare l’onere in tutto o in parte, l’obbligazione stessa è posta in tutto o in parte a carico delle persone chiamate in grado posteriore. // Se gli obbligati non sono concordi sulla misura, sulla distribuzione e sul modo di somministrazione degli alimenti, provved e l’autorità giudiziaria secondo le circostanze.” 

Ne consegue che in mancanza di coniuge che possa farvi fronte, i figli sono senz’altro tenuti agli alimenti anche se la madre li ha abbandonati.Tuttavia, ai sensi dell’art. 433 cod. civ. “Chi deve somministrare gli alimenti ha la scelta di adempiere questa obbligazione o mediante un assegno alimentare corrisposto in periodi anticipati, o accogliendo e mantenendo nella propria casa colui che vi ha diritto. // L’autorità giudiziaria può però, secondo le circostanze, determinare il modo di somministrazione. // In caso di urgente necessità l’autorità giudiziaria può altresì porre temporaneamente l’obbligazione degli alimenti a carico di uno solo tra quelli che vi sono obbligati, salvo il regresso verso gli altri.“.

Nel caso in cui i figli non adempiano spontaneamente al loro obbligo, la persona che ha diritto agli alimenti (o il suo amministratore di sostegno) può rivolgersi al Giudice.

Quanto alla successione, ti invito a leggere la mia scheda pratica in modo da poterti chiarire maggiormente le idee. Purtroppo, al momento si basa troppo su ipotesi per poter fare anche solo delle considerazioni di massima: dammi il fatto e ti darò il diritto.

In ogni caso, posso anticiparti che se il padre naturale non li ha mai riconosciuti, e i figli non intendono chiedere il riconoscimento, nè lui nè i suoi eredi avranno diritto ad alcun bene. Ovvio che il discorso cambia in caso di riconoscimento. Tuttavia, al momento loro risultano figli dell’uomo di cui portano il cognome che di fatto li ha ricosciuti.

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